Stop all’energia nucleare: la rinuncia della Germania

Nel 2011, la Germania ha deciso di abbandonare l’energia nucleare dopo il disastro di Fukushima. La cancelliera Angela Merkel spiegò che la Germania sarebbe passata rapidamente alle fonti di energia rinnovabili e avrebbe investito nelle centrali a gas naturale, utilizzabili durante le fasi di picco. Tuttavia, la decisione è stata criticata dalle aziende energetiche che avevano avviato importanti investimenti nel nucleare.

La rinuncia al nucleare della Germana

Secondo un’analisi del National Bureau of Economic Research, la chiusura dei reattori nucleari ha comportato un aumento del 13% delle emissioni di anidride carbonica annue, principalmente dovuto all’aumento del ricorso al carbone e, in misura minore, al gas naturale. Inoltre, la dismissione del nucleare ha causato oltre 1.100 morti all’anno a causa di gas tossici. Nonostante ciò, la Germania ha deciso di continuare sulla strada della transizione energetica e di rinunciare all’energia nucleare.

Tuttavia, la recente crisi del gas dovuta all’invasione russa dell’Ucraina ha costretto la Germania a riaprire alcune centrali elettriche a carbone e a estendere la vita di tre reattori nucleari ancora in funzione. La decisione è stata vista da alcuni come la dimostrazione dell’importanza del nucleare nella transizione energetica, mentre altri sostengono che sarebbe necessario intervenire maggiormente per ridurre le emissioni di gas serra derivanti dalle attività umane.

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Altre scelte sul Nucleare in Europa

Se la Germania ha scelto di abbandonare l’energia nucleare in favore delle fonti rinnovabili e del gas naturale, con un conseguente aumento delle emissioni di anidride carbonica, che ha sollevato dubbi sulla bontà di questa scelta; altri Paesi europei, come la Francia e il Regno Unito, hanno invece scelto di mantenere il nucleare come parte importante del loro mix energetico. La Francia, in particolare, dipende in larga misura dal nucleare per la produzione di energia elettrica, con circa il 70% della sua energia prodotta dalle centrali nucleari. Il Regno Unito, d’altra parte, ha in programma di costruire una nuova generazione di reattori nucleari per sostituire quelli esistenti.

In Europa orientale, la situazione è diversa. Molti paesi dell’ex blocco sovietico hanno centrali nucleari obsolete e insicure, come la centrale nucleare di Černobyl in Ucraina. Tuttavia, alcuni di questi Paesi, come la Polonia, stanno cercando di espandere il loro programma nucleare per ridurre la dipendenza dal gas russo.

Gli obiettivi dell’Europa sull’energia nucleare

L’Unione Europea ha recentemente stabilito obiettivi ambiziosi per la riduzione delle emissioni di gas serra entro il 2030, che potrebbero influenzare la politica energetica dei Paesi membri. La Commissione Europea ha proposto di ridurre le emissioni di almeno il 55% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030 e di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Ciò potrebbe comportare maggiori investimenti nelle fonti rinnovabili, ma anche una riduzione dell’uso del nucleare. Tuttavia, alcuni esperti sostengono che l’energia nucleare potrebbe svolgere un ruolo importante nel raggiungimento degli obiettivi climatici dell’UE, poiché è una fonte di energia a basso carbonio e ad alta efficienza energetica.

La questione del nucleare in Europa è quindi complessa e controversa. Molti Paesi, come la Germania, stanno cercando di ridurre la loro dipendenza dal nucleare e passare alle fonti rinnovabili, ma altri stanno mantenendo o espandendo il loro programma nucleare. Con gli obiettivi climatici sempre più ambiziosi stabiliti dall’UE, sarà interessante vedere come si evolverà la politica energetica del continente nei prossimi anni.