Eolico, che aria tira in Italia? Dagli impianti installati ai progetti futuri

Si parla di “un altro anno sprecato” nel Renewable Energy Report 2022, uno studio elaborato dal gruppo Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano. Il riferimento è al 2021 delle energie rinnovabili in Italia, nella cornice di una sfida energetica che più che tendere verso la sconfitta spesso non viene neanche affrontata. Una verità particolarmente evidente per quanto riguarda il settore eolico (quanto si risparmierebbe in bolletta con le fonti rinnovabili? Ne abbiamo parlato qui).

Travolta dagli effetti dell’onda bellica, l’amministrazione Draghi sembra viaggiare saltando da un binario all’altro: da un lato ha sbloccato sei parchi eolici (e a Taranto sta per completare il primo off-shore), mentre dall’altro cerca nuovi fornitori di fonti fossili che sostituiscano la Russia. Ciò che è certo è che la cura per guarire dalla dipendenza da gas c’è, e pure a chilometro zero. Ed è molto più conveniente – per le tasche e per l’ambiente – dei vari contratti con Egitto, Algeria, Qatar, Angola, Congo.

Numeri e prospettive: a che punto siamo

L’Italia ha tutte le potenzialità per volare sulle ali del vento. Simone Togni, presidente di Anev (Associazione nazionale energia del vento), sostiene che il potenziale eolico nazionale al 2030 è pari a 19,3 GW. “In Italia siamo giunti a una potenza eolica installata pari a 10,93 GW, ma la crescita negli ultimi anni è stata lenta e non adeguata al passo richiesto dalla transizione”, ha detto a Il Sole 24 Ore.

Stando ai dati più recenti, diffusi da Qualenergia, nel primo bimestre 2022 la domanda di energia elettrica è cresciuta del 2,1% e le rinnovabili coprono solo il 29,9% (15,8 TWh) del totale. È però l’eolico a fare la parte del leone, coprendo il 9% della richiesta e diventando così la prima fonte green del 2022 (finora). L’aumento della produzione di eolico è pari all’11,3%.

Dalle tabelle pubblicate dal GSE emerge invece la costante ma lentissima crescita del settore eolico in tutta Europa, con la Germania che registra il prima per produzione eolica normalizzata (e anche per quella fotovoltaica). Il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani ha illustrato gli obiettivi italiani sull’energia pulita: arrivare al 32% della produzione elettrica da fonti rinnovabili (oggi siamo al 38%) entro il 2030. Vuol dire aggiungere 8 Gigawatt ogni anno: un target a dir poco ambizioso, visto l’andamento lento (o addirittura lentissimo) della transizione.

Il vento soffia piano: le difficoltà del settore

La situazione reale del comparto eolico è però più complessa di quanto appaia dai numeri e preda di pesanti contraddizioni. Secondo WindEurope, il nostro Paese appare piuttosto indietro sul fronte degli impianti installati e da installare. Secondo la Statistica annuale 2021, l’Ue ha realizzato solo 11 GW di nuovi impianti eolici nel 2021 e installerà 18 GW all’anno tra il 2022 e il 2026, ma per raggiungere i target europei al 2030 si dovranno installare almeno 30 GW annuali (in generale è stato un 2021 da record per le rinnovabili, come abbiamo spiegato qui).

L’81% della quota installata è rappresentata da impianti on-shore. I Paesi che hanno realizzato la maggior quota di potenza eolica nell’ultimo anno sono rispettivamente il Regno Unito, la Svezia, la Germania, la Turchia e i Paesi Bassi. La Svezia ha costruito la maggior parte degli impianti on-shore, mentre il Regno Unito la maggior parte di quelli off-shore. Per l’Agenzia internazionale per l’energia (Iea), invece di fare da traino per l’intero settore delle rinnovabili, il comparto del vento sta vivendo probabilmente il periodo di maggior difficoltà degli ultimi 20 anni. A complicare la situazione concorrono i costi delle materie prime e dell’energia, sempre più alti per gli effetti della guerra in Ucraina.

L’industria eolica deve infatti fare i conti con l’aumento dei prezzi dell’acciaio e con l’interruzione dei flussi di approvvigionamento internazionali. Nel 2021 quattro dei cinque costruttori di turbine hanno operato in perdita. “Se continua così, il Green Deal sarà compromesso, per non parlare degli obiettivi di sicurezza energetica dell’Europa”, ha commentato il CEO di WindEurope Giles Dickson.

Le problematiche legate all’energia del vento rischiano di esplodere proprio nel momento più delicato del processo di transizione ecologica (qui abbiamo fatto il punto sulla transizione in Italia e in Europa). La Commissione europea ha deciso con il programma REPowerEU di velocizzare ancor più l’introduzione di rinnovabili al 2030 rispetto i già ambiziosissimi obiettivi del programma Fit for 55. Con 480GW di capacità eolica aggiuntivi, il settore si inserisce nella strategia europea di ridurre quanto più velocemente la propria dipendenza dalle fonti energetiche russe.

Il caso felice della Germania

La Germania si pone come l’esempio più virtuoso in Europa per quanto riguarda l’investimento nelle rinnovabili, in particolare nell’eolico. La locomotiva d’Europa sceglie la svolta verde e conta di dare l’addio definitivo a petrolio, gas e carbone. Negli ultimi 30 anni il Paese è passato dallo 0 al 42% di energia elettrica da fonti green e nei prossimi otto conta di arrivare all’80%. L’ambiente ne ha decisamente beneficiato: finora le emissioni di CO2 sono diminuite di 15 milioni di tonnellate all’anno, e nei prossimi 12 mesi promette di arrivare all’apparentemente irraggiungibile target di 40 milioni di tonnellate.

Una missione possibile, a giudicare da quanto si osserva in un Land dell’estremo Nord tedesco, definito “la terra promessa dell’eolico”: lo Schleswig-Holstein. Qui le correnti provenienti dal mare spingono la svolta green ben oltre la transizione: solo 10 anni fa le rinnovabili producevano il 60% dell’energia elettrica del Land, oggi si è giunti al 160%. Le 3mila turbine installate hanno inoltre aumentato la redditività dei campi coltivati, convincendo la comunità a puntare dritta sull’eolico. E garantendo l’elettricità a 5 milioni di famiglie.

Gli svantaggi dell’eolico

Oltre alla burocrazia e all’estrema difficoltà di accumulo, ci sono anche altri fattori che giocano contro il decollo del settore eolico. Si tratta dei cosiddetti svantaggi legati all’installazione e all’utilizzo delle pale che tanto familiari sono diventate agli ammiratori del paesaggio rurale italiano.

  • Il primo inconveniente è proprio legato all’impatto paesaggistico. Il pensiero più diffuso sulle grandi turbine eoliche, soprattutto in Italia, è che rovinino il paesaggio. In particolare nei luoghi con un alto afflusso turistico.
  • C’è poi la questione dell’inquinamento acustico. Le grandi turbine non possono essere installate a meno di 500 metri dai centri abitati, in quanto la rumorosità delle pale potrebbe creare disturbo ai cittadini.
  • Il problema dei costi iniziali elevati non è trascurabile. Nonostante l’investimento di lancio sia sceso negli ultimi 10 anni, la costruzione di un impianto eolico richiede una spesa considerevole. Il recupero economico si osserva sul lungo periodo, il che rende necessario il sostegno pubblico tramite incentivi, sgravi fiscali e agevolazioni.
  • Il vento, come il sole splendente, non è un fenomeno che si può programmare. Il fotovoltaico e l’eolico condividono questo aspetto negativo: funzionano perfettamente quando sole e vento ci sono, ma hanno bisogno di essere sostituiti quando le fonti primarie scarseggiano per garantire elettricità.

I vantaggi dell’eolico

Dall’altro lato, l’utilizzo di energia prodotta dal vento garantisce numerosi e significativi vantaggi. Innanzitutto per l’ambiente, visto che diminuisce l’impronta di carbonio e le emissioni di gas a effetto serra.

  • Il vento è una fonte rinnovabile al 100%, praticamente inesauribile e priva di emissioni nocive.
  • Rispetto ad altre tecnologie, l’eolico ha un’impronta ambientale ridotta. Le turbine possono infatti essere installate lontano dalle zone abitate e perfino in mezzo al mare. L’occupazione di suolo è inferiore a quella del fotovoltaico e il terreno sotto gli impianti può essere adoperato per la pastorizia e l’agricoltura.
  • Elevata capacità di integrazione delle turbine con altre tecnologie rinnovabili, come i sistemi solari e gli impianti geotermici. Questa sinergia consente di fa fronte ad alcune criticità, come la produzione di elettricità anche in inverno e con condizioni meteo avverse.
  • Riduce la dipendenza dalle fonti fossili attraverso una tecnologia versatile. Da una parte abbiamo le megaturbine, dall’altra soluzioni per la produzione di energia pulita su piccola scala e l’autoconsumo, come il mini e il micro eolico.
  • Minori costi di gestione e manutenzione degli impianti, anche in confronto ai pannelli fotovoltaici e alle centrali termoelettriche.