Shrinkflation alle stelle: così un Paese europeo argina il fenomeno

Si trona a parlare di shrinkflation, neologismo inglese che mette insieme le parole shrink, restringere, e inflation, inflazione. Si tratta della strategia commerciale che utilizzano le aziende per fare fronte ai rincari a danni dei consumatori, senza che però questi se ne accorgano. La sgrammatura, come è nota nella letteratura di settore in Italia, consiste nel ridurre le dimensioni, le quantità o anche la qualità dei prodotti in vendita, mantenendo però lo stesso prezzo del passato. Durante l’ultimo anno abbiamo assistito a questo fenomeno in diversi settori, con pacchi di pasta da 400 grammi venduti allo stesso prezzo di quelli classici da 500 grammi, confezioni di biscotti con meno prodotto all’interno e addirittura bibite vendute in bottiglie e lattine con la stessa quantità di liquido solo in apparenza.

Shrinkflation, scattano le indagini nelle aziende e nei punti vendita

La legge non vieta questa pratica, tuttavia le associazioni dei consumatori chiedono maggiore trasparenza. Un cliente dovrebbe essere sempre informato prima dell’acquisto. Sebbene infatti i prodotti abbiano in genere la grammatura presente in etichetta, venderli in confezioni e con prezzi molto simili al passato può indurre ad acquistare distrattamente una confezione con meno cibo, pagandolo molto di più rispetto ai concorrenti. Alcune aziende addirittura indicano illegalmente in etichetta un peso per un altro.

Spesso le confezioni con meno prodotto hanno le stesse dimensioni di quelle “originali”, ma con prezzi addirittura superiori. Per tutelare i cittadini, in Francia è scesa in campo la Direzione generale concorrenza, consumatori e prevenzione frodi (Dgccrf), che ha condotto tra metà settembre e il 1° novembre decine di controlli sulle aziende che confezionano prodotti alimentari.

Per verificare il rispetto delle quantità indicate al momento del riempimento della confezione, sono stati monitorati circa 5.700 diversi prodotti destinati a oltre 300 punti vendita, dove sono state invece analizzate le informazioni esposte sugli scaffali. Non sono emerse molte irregolarità, anche se l’11% degli stabilimenti ha presentato un’anomalia. Per alcuni prodotti non era presente la visualizzazione del prezzo al chilo, per altri mancava il riscontro tra il prezzo per unità di misura e il prezzo visualizzato.

La soluzione alla shrinklation proposta da una ministra in Francia

Per questo la ministra francese Olivia Grégoire, titolare del dicastero per le Piccole e medie imprese, il Commercio, l’Artigianato e il Turismo, ha dichiarato che sarà necessario migliorare la trasparenza e l’informazione dei consumatori, facendo pressione sui produttori e i distributori. Annunciando una particolare misura che riguarderà i cittadini.

I francesi si trasformeranno infatti in informatori e segnalatori delle “anomalie”, con dei canali privilegiati per denunciare cambiamenti di quantità e prezzi non segnalati sulle confezioni e altre pratiche commerciali scorrette. In maniera analoga si potrebbero muovere gli altri Paesi dell’Unione Europea, con una stretta anti shrinkflation per tutelare i consumatori, già provati dalla crisi che ha investito l’eurozona, e costretti a sbarcare il lunario tra il caro vita e l’aumento dei tassi di interesse deciso dalla BCE.

Vi abbiamo spiegato qua nel dettaglio il fenomeno della shrinkflation. su cui l’Antitrust ha iniziato a indagare anche in Italia, come anticipato qua. Nel mentre meglio stare attenti ai supermercati dove si spende di più tra inflazione e shrinkflation: qua i consigli per evitare i salassi.