Sigarette elettroniche e senza combustione in aumento dal 2023

Nella bozza delle legge di bilancio 2023, un capitolo è dedicato alla tassazione delle sigarette. L’aumento non piace a produttori e rivenditori di tabacchi, mentre le autorità sanitarie si sarebbero aspettate rincari più alti per tutelare i consumatori. La manovra prevede un taglio rispetto a quanto previsto per il tabacco riscaldato e per le sigarette elettroniche, ma anche per il mondo delle alternative alla combustione e del vaping sono previsti importanti aumenti a partire da gennaio.

Perché il nuovo aumento del prezzo delle sigarette non soddisfa i medici

La manovra prevede maggiori introiti grazie alle sigarette, con un aumento per le casse dello Stato che dovrebbe attestarsi intorno ai 138 milioni di euro. Non si tratta di una cifra particolarmente importante, come sottolinea la Fondazione Umberto Veronesi, uno dei centri di eccellenza in Italia per la lotta alle malattie, in particolare i tumori.

Proprio l’istituto sottolinea come nel 2021 l’erario abbia incassato 14,41 miliardi di euro dal tabacco. A fronte di una spesa di 26 miliardi di euro tra costi diretti e indiretti legati alle malattie provocate dal fumo. I medici chiedono una reale stretta sulla nicotina, che purtroppo tarda ad arrivare. A partire dal 2023 ci saranno infatti dei timidi aumenti, che certo non disincentiveranno il tabagismo. Ma che al limite avranno solo un effetto negativo sulle tasche dei consumatori.

Manovra: cosa dice la legge di bilancio sull’aumento dell’accisa sulle sigarette

La legge di bilancio, approvata nella forma attuale, andrebbe ad aumentare solo una delle singole voci di cui si compone il prezzo dei tabacchi. Sono le seguenti.

  • Accisa, su cui interviene la manovra.
  • Iva.
  • Aggio.
  • Quota al fornitore.

Per quanto riguarda le sigarette, a differenza degli altri tabacchi lavorati, l’accisa corrisponde alla somma tra una componente fissa e una proporzionale al prezzo di vendita al pubblica. Le componenti sono calcolate a partire da un’aliquota di base fissata al 59,8%. L’Iva si applica nella misura del 22% al prezzo di vendita al pubblico al netto dell’Iva stessa e dell’accisa. L’aggio spettante al tabaccaio è pari al 10%.

Per le sigarette è attualmente fissato un onere fiscale minimo, che comprende l’Iva e l’accisa, pari a 194,72 euro per kg convenzionale, ovvero 1.000 sigarette. L’accisa da sola è fissata, a luglio 2022, a 22,26 euro per mille sigarette. La bozza del bilancio prevede i seguenti aumenti per i prossimi anni.

  • Per l’anno 2023 l’accisa è fissata a 36 euro per 1.000 sigarette.
  • Per l’anno 2024 l’accisa è fissata a 36,50 euro per 1.000 sigarette.
  • Per l’anno 2025 l’accisa è fissata a 37 euro per 1.000 sigarette.

Non è facile dire con esattezza come si tradurranno queste cifre sul prezzo finale delle bionde, ma si tratta di aumenti compresi tra i 15 e i 20 centesimi a gennaio. Qua nel dettaglio tutti gli aumenti che riguardano i tabacchi e qua le previsioni sui costi del singolo pacchetto di sigarette.

Gli aumenti in arrivo fino al 2026 per le sigarette elettroniche e senza combustione

La bozza di bilancio prevede anche un adeguamento della tassazione sulle sigarette elettroniche e per i prodotti a tabacco riscaldato. Per i prodotti da inalazione senza combustione costituiti da sostanze liquide, e quindi per il vaping, l’imposta di consumo nel 2023 passa dal 25% previsto inizialmente al 15% per quelli con nicotina e al 10% per quelli senza nicotina.

Per i tabacchi da inalazione senza combustione, ovvero per le sigarette riscaldate da dispositivi (come la glo oppure la iQos della Philip Morris, che ha da poco lanciato la campagna Sfumature per eliminare il fumo) si passa dall’attuale accisa al 35%, prevista dal 1° gennaio 2022, a un aumento progressivo per i prossimi 4 anni, al posto dell’accisa al 40% prevista in precedenza.

  • Per l’anno 2023 l’accisa è fissata al 36,5%.
  • Per l’anno 2024 l’accisa è fissata al 38%.
  • Per l’anno 2025 l’accisa è fissata al 39,5%.
  • Per l’anno 2026 l’accisa è fissata al 40%.