Stop auto benzina e diesel, asse Berlino-Roma: cosa può cambiare?

Il Consiglio dei ministri Ue dell’Ambiente ha annunciato di aver trovato l’intesa sul pacchetto di misure green “Fit for 55” per il clima che prevede tra l’altro la riduzione del 100% delle emissioni di Co2 entro il 2035 per auto e furgoni nuovi, quindi lo stop alla vendita di vetture a benzina e diesel entro la data indicata.

Clima, accordo in Ue

Sulla spinta di paesi tra cui Germania e Italia, è stato convenuto di considerare un futuro via libera per l’uso di tecnologie alternative come carburanti sintetici o ibridi plug-in se capaci di raggiungere la completa eliminazione delle emissioni di gas serra. I ministri europei dell’Ambiente riuniti a Lussemburgo hanno anche approvato una proroga di cinque anni dell’esenzione dagli obblighi di Co2 concessa ai produttori cosiddetti ‘di nicchia’, ovvero quelli che producono meno di 10.000 veicoli all’anno, fino alla fine del 2035. La clausola, talvolta chiamata ‘emendamento Ferrari’, andrà a beneficio in particolare dei marchi del lusso. Misure che essere negoziate con i membri del Parlamento europeo.

In generale, va comunque specificato che si tratta di obiettivi piuttosto flessibili: nel 2026, infatti, la Commissione valuterà i progressi compiuti verso il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni del 100%, ed, eventualmente, la necessità di riesaminare gli obiettivi tenendo conto degli sviluppi tecnologici delle tecnologie ibride di tipo plug-in, ma anche degli e-fuel, richiamando all’importanza di una transizione socialmente equa verso le emissioni zero.

La mossa di Berlino

La partita, dunque, è ancora aperta. Resta in pista la proposta della Germania, che aveva presentato un emendamento (che resta sul tavolo) alla direttiva per richiedere che vengano immatricolati soltanto veicoli “che utilizzano combustibili climaticamente neutri”. Proposta che ha trovato la sponda dell’Italia che insieme a Slovacchia, Portogallo, Bulgaria e Romania aveva palesato di avere più di qualche perplessità rispetto all’idea di bandire le auto a combustione interna entro il 2035.

“Siamo molto soddisfatti dell’emendamento proposto dalla Germania, va nella direzione che speriamo”, ha detto nelle scorse ore il Ministro Cingolani.

Intanto, nei giorni scorsi è arrivato l’allarme lanciato dalle associazioni del settore, Assogasmetano, Assopetroli-Assoenergia e Federmetano per le quali “Accettare la proposta Europea di non consentire più la vendita di nuove autovetture e veicoli commerciali leggeri con motore endotermico, benchè utilizzabili con combustibili rinnovabili low-carbon e carbon-negative, significa stroncare il percorso d’investimento già intrapreso da anni” dalle filiere di petrolio, gas e combustibili fossili.

Associazioni gas e oil lanciano allarme

E questa proposta Ue rischia di cancellare “oltre 100 mila posti di lavoro in Italia”. In particolare, le associazioni del settore carburanti, fuels rinnovabili e low carbon, puntano il dito contro le misure europee sulla messa al bando del motore endotermico al 2035 (proposta della Commissione Ue di modifica del Regolamento 2019/631, pacchetto “Fit for 55″) e le ricadute che avranno sul sistema distributivo, economico, industriale e occupazionale del nostro Paese”.

“Accettare la proposta Europea di non consentire più la vendita di nuove autovetture e veicoli commerciali leggeri con motore endotermico, benchè utilizzabili con combustibili rinnovabili low-carbon e carbon-negative, significa stroncare il percorso d’investimento già intrapreso da queste filiere negli ultimi anni. Un percorso – proseguono – alimentato dalle capacità imprenditoriali italiane, diretto a centrare obiettivi ambientali sempre più sfidanti e mettere a disposizione di un’ampia utenza soluzioni ecocompatibili (es. tecnologie innovative applicate ai motori endotermici per avere veicoli piu’ ecologici, aumento della produzione di carburanti rinnovabili e di origine bio, aumento dei punti vendita di combustibili alternativi come il gas naturale compresso e liquefatto, che già erogano una consistente percentuale di prodotto 100% rinnovabile)”.

Per tutte queste ragioni, le Associazioni “chiedono al Governo di ribadire la posizione contraria del nostro Paese a tali misure e di rinegoziare una soluzione che lasci aperte più vie percorribili per raggiungere i medesimi obiettivi di tutela dell’ambiente, difendendo l’eccellenza italiana ed evidenziando le debolezze e le inadeguatezze della proposta della Commissione”.